Dedicato a chi abita o vuole tornare a vivere in collina o in montagna
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Alcune città sono diventate ormai estremamente difficili da vivere, anche da un punto di vista economico. Chi è ricco non avrà mai problemi di questo tipo (buon per lui); chi ha un reddito medio o basso, invece, sta venendo piano escluso dalla possibilità di vivere in alcune zone. Chi ci legge avrà ormai imparato a conoscere il nostro modo di pensare: riscoprire, per piacere o più semplicemente per necessità, le aree interne del nostro paese, le cosiddette “zone rurali” di collina o montagna.

E le città? Secondo noi, specialmente quelle più grandi, rappresentano in molti casi un sistema caotico e molto costoso per passare la propria vita. 


Esistono eccezioni e necessità personali diverse, certo, ma in linea generale il paradigma cittadino ci sembra sempre meno convincente rispetto a tante realtà più piccole molto meno costose e più a misura di cittadino. Fino ad arrivare ad alcuni casi-limite, come ad esempio la città di Milano, arrivata ad essere la quarta città con gli affitti più alti d'Europa. 


Vediamo alcune cifre: l’affitto mensile di un bilocale in zona centrale è di poco inferiore a mille euro al mese, ma si arriva senza grossi problemi a 1.853 euro al mese per quelli più nuovi. Vicino al centro, alcuni monolocali sfiorano i 1200 euro al mese, mentre per una semplice stanza privata si parla di 725 euro mensili. Secondo il centro-studi Tecnocasa, il prezzo degli immobili in affitto in città ha toccato quota 21 euro al metro quadro, quasi il doppio della media nazionale ferma a 11,4 euro al metro quadro al mese. 


In altre parole: vivere a Milano è diventato un lusso. Questo perché non solo gli affitti sono fuori controllo, ma anche i beni di consumo. 
Il Codacons ha stilato un report (leggibile qui https://codacons.it/prezzi-milano-la-citta-ditalia-col-piu-alto-costo-della-vita/) con altre cifre molto interessanti realative alla vita milanese. Una pausa pranzo in pizzeria costa circa 20 euro, quasi il doppio dello stesso servizio in una città del sud Italia. In generale, anche al supermarket, comprare cibo a Milano significa spendere in media il 47% in più rispetto a Napoli.


Che il sistema-Milano sia in profonda crisi lo dimostra anche il dato delle dimissioni volontarie. A Milano son cresciute nel 2022 del 23% rispetto al 2021, con un boom di licenziamenti individuali di persone che si sono rese conto di non poter gestire costi così alti.  In un recente articolo pubblicato su “Il Giorno” (raggiungibile qui  https://www.ilgiorno.it/milano/economia/dimissioni-licenziamenti-individuali-1.8490042), nella stessa amministrazione di Milano si è registrato un aumento dei dipendenti che hanno lasciato per transitare in uffici pubblici in zone con un costo della vita minore.


Altri esempi: un terzo dei neoassunti in Atm, secondo un dato reso noto dall’assessore Pierfrancesco Maran, «si licenzia entro i primi tre anni per il costo della vita troppo alto a Milano: degli ultimi 1100 neoassunti in comune, circa 450 si sono dimessi, anche per andare in amministrazioni che offrono o stipendi migliori o un costo della vita più basso».


Non vogliamo demonizzare una città tra le più interessanti non solo d'Italia ma di tutta Europa
: una città culla della moda, del design, con ottime università e una vita notturna come poche altre in Europa. Chi può permetterselo (ed è interessato a queste dinamiche) ha tutte le ragioni di scegliere Milano: una città che non è più semplicemente una città, bensì la “Ferrari” delle città. In minore misura, questa tendenza sta arrivando anche per altre città: Roma, Firenze, Genova, Torino, Bologna... ma di questo ne scriveremo in altri articoli, più avanti. 


A noi tutto questo sembra l'ulteriore segnale di quanto il sistema-città sia destinato a sgretolarsi alla lunga, a partire dai centri più grandi come Milano (appunto) e Roma. Un fenomeno sociologico e demografico interessante che, tuttavia, esclude dalla vita di queste città una fetta sempre maggiore di popolazione. 

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