Magazine di informazione e opinione sull' Appenino Tosco-Emiliano
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In mezzo a questa pandemia, nella confusione e nel caos, c'è stato ed tutt'ora in corso un cambiamento, una trasformazione profonda, radicale e inarrestabile di una parte del mondo del lavoro. In pochi mesi è stato realizzato un qualcosa che in tempi normali sarebbe accaduto in 6/7 anni, come minimo. Sappiamo che i grandi eventi come, guerre, epidemie, catastrofi naturali, sviluppi tecnologici radicali, costringono le persone e le aziende a tirare fuori quell'ingegno, quella creatività che modifica radicalmente i modi di vivere e di lavorare.

Il Covid ci ha colpito e lo sta facendo tutt'ora in maniera forte. Ci sta mettendo in una condizione di vita che nel suo insieme è molto difficile da accettare e ci sta portando a fare delle modifiche potenti, strutturali, essenziali. Ci sta portando a ricollocazioni, ricostruzioni a rifondare interi sistemi lavorativi. E lo sta facendo in un momento storico in cui una buona parte del lavoro è diventato mobile e adattivo, in un momento in cui una fetta consistente e importante di persone che lavorano possono decidere e scegliere dove lavorare e non sottostare a dove andare a lavorare.


Il futuro quando arriva, tracima, devasta, ma lascia il suo humus e permette la rinascita e il rifiorire e permette il domani.


Quando prendi una botta cosi forte è normale trovarsi in uno stato di sbandamento e smarrimento, trovarsi travolti dall'insicurezza di cosa ci aspetta nell'immediato futuro. Crediamo sia normale sentirsi travolti dalla necessità di cambiare le nostre abitudini, i nostri riti quotidiani, da quelli più semplici ormai dati per scontati, a quelli più complessi che cambiano percorsi e mezzi. Solo se apriamo le nostre visioni e il nostro stato di accettazione possiamo cavalcare in maniera positiva e con prospettiva questo nuovo mondo, questo futuro che si sta aprendo davanti a noi. Rimanere ancorati a quel che è stato probabilmente sarà utile solo ad andare a fondo.

Guardiamo ai grandi colossi high-tech: possiamo prende l'esempio di Apple. Hanno speso e spanto per realizzare la loro nuova sede centrale di San Francisco, il famoso “Disco Volante”. Un opera architettonica e tecnologica futuristica frutto di enormi investimenti, che si ritrova completata pienamente funzionale ma vuota, visto che in pochi mesi hanno trasformato il lavoro in sede in lavoro fuori sede per il 95% della propria forza lavoro.

Il futuro quando arriva, tracima, devasta, ma lascia il suo humus e permette la rinascita e il rifiorire e permette il domani.