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Magazine di informazione e opinione dell' Appennino Tosco-Emiliano
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Punti di forza e punti deboli della montagna. Strade, autostrade digitali e smartworking, potere attrattivo dell’ambiente montanino e dei prodotti tipici. Difficoltà derivanti dai cambiamenti climatici, dissesto idrogeologico e spopolamento della montagna. Di tutto questo ha parlato Gianfranco Drigo, direttore di Coldiretti Pistoia, a Metropoli Rurali Alto Reno. Il direttore spiega la sua ricetta per dare futuro alla montagna pistoiese: un decalogo che riportiamo integralmente.  Un’agricoltura necessariamente multifunzionale con l’incentivazione di formule che sviluppino la filiera corta. Con la promozione delle produzioni locali, e valorizzando la funzione sociale dell’agricoltura: fattorie didattiche, agriasilo e sviluppo di attività formative in tema di salute ed educazione alimentare.

Direttore, quali sono le maggiori criticità legate al territorio per le aziende che operano in montagna?
«La montagna è zona cruciale per tutto il Paese. Per la provincia di Pistoia è, per tradizione e conformazione territoriale, ancora più importante. Per questo abbiamo elaborato il nostro ‘Decalogo per l’agricoltura che verrà’ per le cosiddette aree marginali. Aree ricche di potenzialità, ma che per carenze di varia natura rimangono inespresse. Il decalogo è un compendio di quel su cui aziende, cittadini e istituzioni dovrebbero puntare, e su cui stanno già puntando. Il “Decalogo per l’agricoltura che verrà”, sintetizza le urgenze da affrontare e le tante prospettive offerte dal settore primario alla montagna: occupazione giovanile, sostenibilità ambientale e prevenzione dissesto idrogeologico. Tra le urgenti questioni a cui porre rimedio ci sono l’eccesso di ungulati, l’esigenza di ‘fare sistema’ tra le tante piccole attività (non solo agricole) che rendono eccezionale il tessuto imprenditoriale, che però è ancora fragile rispetto ai repentini cambiamenti socio-economici-ambientali. Quindi strade, autostrade digitali e smartworking, per aumentare il potere attrattivo dell’ambiente montanino, con ulteriore valorizzazione dei prodotti tipici. Occorre combattere le ulteriori difficoltà derivanti dai cambiamenti climatici, che contribuisce al dissesto idrogeologico, causato e causa dello spopolamento della montagna».

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Quali sono, per contro, i punti di forza per le aziende delle aree rurali?
«Oltre agli aspetti naturalistici che tutti apprezzano, da turisti, volendo vedere aspetti attrattivi ulteriori e in prospettiva non lontana nel tempo, occorre valorizzare ciò che di buono porta l’aumento delle temperature. Per esempio si può allungare la stagione del turismo estivo, con positivi riflessi anche sulle strutture ricettive del territorio.  Gli agricoltori, resilienti da sempre, troveranno le migliori colture che si adattano alle mutate condizioni climatiche. Già ora è in corso l’adattamento, e sulla montagna pistoiese qualche imprenditore sta sperimentando il vigneto a mille metri».

Quali suggerimenti vi sentite di dare a Regione e Governo per agevolare le aziende che hanno mantenuto la produzione nelle aree rurali o montane?
«Occorre tarare sempre più i bandi all’utilità indiretta di chi pratica agricoltura su aree cosiddette marginali: dando maggiori risorse a giovani agricoltori che scelgono di vivere e lavorare in altura. In quest’ottica va la valorizzazione dell’agricoltura nella sua multifunzionalità con l’incentivazione di formule che sviluppino la filiera corta e promuovano le produzioni locali (agriturismo, vendita diretta, mercati Campagna Amica), nonché sostenere quelle forme di agricoltura specializzata e tradizionale in grado di creare reddito e occupazione; valorizzando la funzione sociale dell’agricoltura con l’incentivazione di fattorie didattiche, agriasilo e lo sviluppo di attività formative in tema di salute ed educazione alimentare.
Allevamenti da carne e da latte, legno, frutti di bosco, patate, castagne, funghi e tanto altro: la montagna ‘agricola’ da tanto è indispensabile fare rete: produttori, istituzioni e cittadini insieme».

Vediamo, insieme, il decalogo elaborato da Coldiretti:

1) avere maggiore considerazione del “Territorio agricolo” negli strumenti urbanistici e nelle politiche di gestione del territorio in condivisione con gli imprenditori locali favorendo l’instaurarsi e/o lo sviluppo delle attività agricole;
2) incentivare il ritorno dei giovani all’agricoltura sostenibile come opportunità occupazionale;
3) alleggerire, per quanto di competenza, il peso burocratico a carico delle imprese agricole;
4) valorizzare l’agricoltura nella sua multifunzionalità con l’incentivazione di formule che sviluppino la filiera corta e promuovano le produzioni locali (agriturismo, vendita diretta, mercati), nonché sostenere quelle forme di agricoltura specializzata e tradizionale in grado di creare reddito e occupazione; valorizzando la funzione sociale dell’agricoltura con l’incentivazione di fattorie didattiche, agriasilo e lo sviluppo di attività formative in tema di salute ed educazione alimentare;
5) considerare l’agricoltura come attività economica con in più la salvaguardia della sostenibilità ambientale, ecologica e paesaggistica (biodiversità e distintività come fattori qualificanti del territorio);
6) riconoscere all’agricoltura il fondamentale ruolo di prevenzione dal dissesto idrogeologico, preservando al contempo l’indiscriminato consumo di suolo agricolo, favorendo prioritariamente il recupero e la riqualificazione delle aree dismesse; e sottoscrivere la petizione  “Sì all’energia rinnovabile senza consumo di suolo agricolo”, contro i pannelli fotovoltaici mangia suolo.
7) considerare l’agricoltura come motore di sviluppo territoriale coordinato con turismo, artigianato e cultura locale;
8) favorire convenzioni con gli imprenditori agricoli locali, nel rispetto della legge di orientamento per la gestione, ad esempio, del verde pubblico o lo sgombero neve;
9) attivare e rafforzare, nell’ambito delle competenze del comune, provvedimenti che limitino le conseguenze negative per agricoltori e cittadini dall’eccesso di fauna selvatica;
10)  farsi promotori di investimenti infrastrutturali, e di adeguata manutenzione, delle reti di comunicazione fisiche e digitali: strade e fibra ottica sono complementari per dare prospettive al territorio.

 

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