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Magazine di informazione e opinione dell' Appennino Tosco-Emiliano
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Si fa un gran parlare di riscaldamento globale, ma poi -dati alla mano- il mese di aprile appena concluso è stato uno dei più freddi degli ultimi 20 anni. In Italia, tra Toscana ed Emilia Romagna, sono state tante le coltivazioni decimate dalla gelata tardiva di metà mese. E, in generale, il mese di aprile è trascorso con piumoni e coperte pesante ben saldi sui nostri letto. I dati scientifici sulle temperature a livello globale arrivano dalla rete “Copernicus”, parte del programma di monitoraggio globale per l'ambiente e la sicurezza diretto dalla Commissione europea.

É dunque? Questo global warming? Sparito? Purtroppo no, anzi, questo freddo ne è indirettamente una conseguenza. La tanta neve ancora presente in quota, anche in Appennino, hanno origine dalle remote terre dell'Artico, dove quest'inverno lo scioglimento di ghiaccio nell'oceano Artico ha aumentato la superficie di mare scoperto, creando così rallentamenti nella corrente a getto polare. Un rallentamento che favorisce, di solito, intrusioni di aria fredda verso le zone temperate e “sconfinamenti” di aria calda sulle zone artiche. Una dinamica in realtà del tutto normale che, tuttavia, negli ultimi anni è risultata molto più estremizzata: fa molto più freddo invece di fare solo fresco, fa molto caldo invece di fare solo caldo.


Questa dinamica vale d'inverno ma anche d'estate: ne sono la riprova i quaranta gradi diffusi che ormai, quasi ogni anno, paesi come l'Olanda e Germania stanno sperimentando d'estate. Valori che, in un recente passato, erano semplicemente impossibili. Un'estremizzazione degli sbalzi di temperatura che, tra le altre cose, è anche all'origine di fenomeni meteorologici più intensi: basti pensare alle alluvioni-lampo o anche ai tornado, divenuti ormai relativamente comuni in Pianura Padana ed in altre zone dello Stivale.


Se il freddo d'aprile ci stupisce, insomma, occorre sempre ricordare che parlare di riscaldamento del Pianeta non significa soltanto immaginare temperature ovunque più elevate ma, come abbiamo visto, ad un crescendo di squilibri climatici sempre più estremi, di lunghe fasi molto più calde del normale intervallate da brevi crolli della temperatura; il tutto contornato da temporali e precipitazioni più intense e, potenzialmente, distruttive.


 

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