Magazine di informazione e opinione sull' Appenino Tosco-Emiliano
Image

Lima, Reno, Sestaione, Limentra di Treppio, Limentra di Sambuca, Orsigna, Maresca, Limentrella, Limestre: parafrasando il Petrarca, il sistema idrografico della montagna pistoiese ha rappresentato e rappresenta un vero paradiso per chi ama la natura, la vita all'aria aperta e le attività sportive e ricreative ad essa connesse, come ad esempio la pesca. Dicevamo "ha rappresentato" perché, leggete un po' cosa scriveva il nostro vecchio amico, il "don" Giuseppe Tigri nella sua "Guida della montagna pistoiese" nel 1878 a pag. 47e 48 sulla ricchezza dell'ittiofauna montanina:

"Presso le sorgenti de’ principali fiumi, come della Lima e della Limentra, si pescano trote e ghiozzi; gli altri pesci più comuni sono le lasche, i barbi, i broccioli, le anguille, ecc. Nella val di Nievole, (...) assai più considerabile e ricca riesce la pesca che vi si fa di lucci, di tinche, scalbatre, reine, anguille, ecc.; il barbio e la lasca sono le specie più comuni nei fiumi e torrenti. I muggini e le cheppie, ed altri pesci di acqua marina, vi penetrano in certi tempi per la Serezza e per la Guisciana."

Tanta roba,vero? E a volte anche misteriosa. Premesso che esistono varie specie di trota e che la più diffusa nelle nostre acque è la trota fario (Salmo trutta fario), va ricordato che i "ghiozzi" rappresentano il gruppo di pesci ossei più numeroso in natura, con più di seimila specie fra marine e d'acqua dolce, anche se il Tigri probabilmente si riferiva al "ghiozzo di ruscello" o "ghiozzo etrusco" o "ghiozzo dell'Arno" (Padogobius nigricans), un pesciolino che come lascia intuire il nome ha un areale di distribuzione piuttosto ristretto e a noi caro.


I "famosi" broccioli sono una specie ittica sconosciuta alla scienza, ma non al Tigri stesso e all'Artusi, che nel suo ricettario li cita come gastronomicamente ottimi, astenendosi però da dare indicazioni sulla loro identificazione e sulla maniera di cucinarli.
Al di là degli enigmi ittiologici ottocenteschi, la pesca sportiva e ricreazionale, magari con il metodo "no kill" o "catch and release", che prevede il rilascio pressoché immediato del pesce una volta catturato, potrebbe rappresentare un bel volano per il rilancio delle nostre zone montane quando questa dannata pandemia sarà finalmente debellata e la fruizione della superba natura dell'Appennino tornerà disponibile.


Naturalmente sarà necessario un valido management dei luoghi e delle risorse, prendendo spunto da quelle regioni - principalmente Veneto e Trentino - dove le "chiare, fresche e dolci acque" montane sono tutelate, valorizzate e sfruttate con maggiore attenzione. Qualcosa in Toscana è già partito: nel 2011 era stata istituita la zona regolamentata "Pistoia - ZR Alta Lima e Sestaione" ma rimane ancora molto da fare sulle politiche e pratiche di ripopolamento e sulla gestione dei corsi d'acqua, per evitare disastri come quello del luglio dell'anno scorso, che ha causato una grande morìa di pesci nel Limentra e nel Reno.


Passare un pomeriggio a pescare con la famiglia e con gli amici, in una natura rigogliosa, e godere di tutto il bello e il buono dei nostri monti, aperti a tanti, aperti a tutti. Per ora è solo un sogno, ma bisogna pensarci, perché - speriamo al più presto - torneremo a svegliarci.