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Magazine di informazione e opinione dell' Appennino Tosco-Emiliano
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«Ad oggi l'accesso alla sanità sulla nostra montagna è difficile, inutile girarci intorno. Occorre appellarsi al senso di responsabilità dei professionisti fin da subito, nella speranza che le risorse del Pnrr vadano a correggere la mancanza cronica di medici e infermieri che si registra in tutte le aree, non solo qui da noi».


Così il sindaco di San Marcello Piteglio Luca Marmo commenta la notizia delle quasi 1400 persone senza medico di base residenti nel suo comune e nelle frazioni montane di Pistoia. Una dinamica fatta scattare dalle dimissione del dottor Iadevaia, che ha reso noto che dal 3 novembre non sarà più in grado di fornire assistenza ai suoi pazienti dopo aver vinto un concorso. Da qui, le dimissioni dal ruolo di medico di medicina generale.
«Sappiamo bene che per un professionista di alto livello, come può essere un dottore o un medico, svolgere la professione nelle aree montane non è ben visto. Lo dico in generale, non nel caso specifico del dottor Iadevaia: la normativa contrattuale a livello nazionale è molto più agevolata per chi opera in città in un solo ambulatorio. In montagna  la situazione è ben diversa: i pazienti da seguire sono distribuiti in aree molto più vaste e la mole di lavoro è più alta, così come gli spostamenti necessaria. Di questa dinamica ne siamo consapevoli, ma non è comunque giusto però che migliaia di persone non abbiano assistenza medica o pediatrica come sta accadendo adesso».

In passato nemmeno incentivi economici hanno invogliato professionisti o dottori ad operare in montagna a lungo termine: evidentemente le condizioni contrattuali sono sempre state estremamente migliori per chi sceglieva di operare in città.
«Sappiamo bene – prosegue Marmo – che sono in corso dei cambiamenti importanti, che si manifestano in una riscoperta anche abitativa dei territori montani. Piano piano sta cambiando il paradigma che per decenni ha avvantaggiato la città, ma cambiamenti di questo genere sono lenti e necessitano non di mesi ma di anni, se non di un decennio. Per correggere questa situazione nell'immediato io non mi posso che appellare al senso di responsabilità dei professionisti come medici o infermieri, ma la stessa dinamica in alcune aree montane l'abbiamo vista anche con insegnanti presidi scolastici. La forza di un territorio passa anche dalla presenza o meno di queste figure professionali».


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Un altro correttivo potrebbe arrivare dalle risorse del Pnrr, che secondo i piani del Governo saranno anche utilizzati per aumentare il numero dei professionisti della sanità, da anni in grave mancanza di organico su tutto il territorio nazionale. Basti pensare che, secondo le stime, in Toscana mancano circa 250 medici e che nella sola provincia di Pistoia quest’anno dovrebbero andare in pensione almeno 12 dottori, lasciando scoperti qualcosa come 12mila pazienti. Una situazione complicata per gli operatori sanitari evidente anche durante i mesi bui di pandemia.
«Dobbiamo considerare che tutto il sistema sanitario stia soffrendo – precisa Marmo – ma se in città si soffre ma i servizi sanitari e dottori ci sono ancora, noi qui sul territorio montano ci troviamo praticamente a zero e non credo sia corretto. La speranza è che il Pnrr immetta nuove assunzioni e più professionisti, così da poter coprire agevolmente quei territori più complessi da coprire come il nostro della montagna».


Ma prima di allora come dare agli abitanti delle aree montane assistenza sanitaria di base?
«Lo ripeto, ci appelliamo al senso di responsabilità, non possiamo fare altro. Ho proposto la possibilità a medici di medicina generali e pediatri di venire a turno nei territori montani, per assicurare comunque l'accesso alla sanità anche in queste aree. Nel caso dell'area pistoiese, parleremo di una quindicina di professionisti che vengono, a turno, in montagna una volta a settimana circa. Non è chiaramente la soluzione ideale ma è un primo compromesso».

Ad oggi, però, non ci risultano ancora prese decisioni. E la montagna pistoiese continua a rimanere senza medici e pediatri.

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