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Magazine di informazione e opinione dell' Appennino Tosco-Emiliano
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Abbiamo già affrontato una piccola ma utile spiegazione inerente i sentieri boschivi ed il riconoscimento dei loro livelli: altresì importante, quando si tratta di avventurarsi nello spazio montano, è conoscerne flora e fauna. Gli animali, padroni indiscussi della natura, troneggiano in quella che semplicemente è la loro casa: conoscerli e rispettarli è nostro dovere, così come approfondire il comportamento da mantenere in caso di loro avvistamento. Ricordiamoci sempre che, tra noi e loro, è l’essere umano “l’ospite” che deve adattarsi!
Quali sono, dunque, le specie più frequenti che possiamo incontrare in un bosco?

1) Il cinghiale
Un incontro frequente, questo, soprattutto nel nostro Appennino. Il cinghiale è per natura un animale molto schivo che, in caso di incontro con l’essere umano, tende il più delle volte a scappare. Il miglior modo di approcciarsi con esso è quindi lasciarlo libero di allontanarsi, restando allo stesso tempo a debita distanza. Mai avvicinarsi, soprattutto in vista di cuccioli: la madre potrebbe diventare molto aggressiva! Se questo animale dall’animo burrascoso vi corre incontro, non scappate: essendo comunque più veloce di noi, è molto meglio salire su un albero o qualsiasi cosa ci garantisce lo stare in alto.

2) La vipera
Tanto piccola e tanto pericolosa, la vipera si presenta in colori diversi (dal grigio al nero) con la testa tipicamente di forma rettangolare ed un corpo piuttosto tozzo. Nonostante la sua versione più letale sia presente solo nei boschi veneti, troviamo specie altrettanto insidiose anche nelle nostre montagne. Cosa fare, dunque, se la incontriamo? Innanzitutto, per prevenire, prima di intraprendere la nostra passeggiata è meglio indossare scarponi e pantaloni lunghi (magari leggeri in caso di alte temperature) soprattutto in caso di passaggio nell’erba alta. Se avvistiamo una vipera, ricordiamoci di battere forte i piedi in modo da fare rumore e farla così scappare. In caso di morso, non agitiamoci! Sdraiamoci in un posto all’ombra, evitando di camminare: laviamo la ferita con acqua, fasciamo e chiamiamo subito i soccorsi. Evitiamo l’alcol, il quale unito al veleno creerebbe un composto altrettanto dannoso. No panic! I primi sintomi più gravi (nausea, vomito, pressione bassa fino a svenimento) si manifestano dopo un’ora dal morso: abbiamo tempo di attendere le cure mediche.


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3) La zecca
Chi, nell’arco della vita, non si è ritrovato addosso una zecca? È un’esperienza non piacevole, ma certo comune. Posizionati spesso sulle punte dei fili d’erba, questi parassiti degli animali si attaccano al corpo ospite con rischio di portare infezioni o malattie da non sottovalutare, quali la borreliosi di Lyme o l’encefalite. Dopo un periodo che va dai 3 ai 20 giorni dal morso, possono insorgere febbre alta o cefalea: dopo la puntura è quindi importante, ai primi sintomi, rivolgersi subito al medico curante. La puntura di zecca, solitamente, non provoca dolore: ecco perché, molto spesso, ci accorgiamo di lei solo quando sta banchettando da ore (o giorni) sulla nostra pelle! Gonfiandosi, la zecca diventa facilmente riconoscibile e dunque pronta per essere rimossa. Anche in questo caso meglio recarsi in pronto soccorso, per assicurarsi la buona rimozione; se non possibile, ricordiamoci di afferrarla alla base, vicino alla testa, e ruotarla delicatamente in senso antiorario per non rischiare di spezzarla. Niente alcol, please! La zecca espellerà ancora più liquidi dannosi! Anche dopo l’estrazione fai da te, consultare sempre il medico di fiducia.

4) Il cane pastore
Nei luoghi di pascolo, non è raro avvistare grossi pastori maremmani essenziali per difendere i greggi da lupi e cani selvatici. Nelle zone di riferimento alcuni incontri di questo genere avvengono spesso, giusto per citarne una, nella zona di Orsigna e non lontano dagli famoso albero tanto caro a Tiziano Terzani. In quanto animali da protezione, il loro naturale istinto difensivo li porta talvolta a male interpretare la presenza umana, avvertendo dunque come una possibile minaccia anche un semplice escursionista. In caso di face to face con il cane pastore, quindi, evitiamo qualsiasi azione improvvisa o repentina che potrebbe confermare all’animale la nostra pericolosità: non avviciniamoci al gregge, innanzitutto, e non minacciamolo tirando sassi o muovendo un bastone. Evitiamo il contatto con l’animale, non solo fisico ma anche oculare: ogni sguardo, potrebbe essere interpretato come sfida! La parola d’ordine è: restare calmi. Camminare lenti, non correre né pedalare: mostrare indifferenza e muoversi con sinuosità. Il cane non attaccherà e tornerà dalle sue pecore. Un bel respirone e… possiamo continuare la passeggiata!

 

 

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