Magazine di informazione e opinione sull' Appenino Tosco-Emiliano
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Mauro Corona, famoso cantore della montagna ha provato, in uno dei suoi romanzi "I misteri della Montagna" (Mondadori, 2015) a proporre alcune ricette per un ritorno consapevole alla montagna. Corona è uno scrittore "alpino", ma molte delle considerazioni dell'Autore valgono per tutte le montagne, anche per le nostre. Ne proponiamo un breve, gustoso  stralcio. "Guide alpine, così come artigiani, contadini e cacciatori, dovrebbero essere obbligatori nelle scuole. I contadini potrebbero insegnare ai bimbi il contatto con la terra, creare un orto, piantare un albero, potarlo, fare un innesto.


Riconoscere le erbe medicinali. Prati, boschi, pascoli, e montagne intere sono farmacie all’aria aperta. Se agli uomini fossero insegnati i segreti delle erbe, le multinazionali del farmaco chiuderebbero bottega. C’è da dire che esistevano anche guarigioni magiche impartite da credenze e riti. Una volta l’anziana Marina insegnò alla figlia Fiorella che, al rombo dei primi tuoni di marzo, bisogna rotolarsi per terra. In questo modo spariscono tutti i dolori del corpo e delle ossa. Fiorella si rotolava. E ancora lo fa. Ma queste sono soluzioni fantastiche. Tornando invece alle cose pratiche, portando qualche ora i contadini nelle scuole, si svilupperebbe la curiosità nei ragazzi.


Non stimoliamo più i bambini alla manualità con lavori ed esercizi appropriati. Gli arti nobili si stanno anchilosando. L’unica capacità la tengono ancora i pollici, nel massaggio ultraveloce ai tasti degli iPhone.


Imparerebbero lavori che, se va avanti così, in futuro saranno indispensabili. E, dopo i contadini, gli artigiani. Bisogna mandare nelle scuole coloro che ancora sanno fare qualcosa con le mani. Insegnare ai bambini, e via via ai più grandicelli, ad assemblare un cesto, lavorare l’argilla, i principi della falegnameria, avvitare un rubinetto, cambiare una guarnizione. Insegnare a usare gli attrezzi. Le sgorbie. Fare intagli sul legno, bassorilievi, piccole sculture, gufi, gnomi, maschere. Allora sì che la scuola oltre che utile diventerebbe divertente, interessante. Il metodo obsoleto della scuola odierna rende i bambini malinconici, annoiati e svogliati. E, peggio di tutto, stanno perdendo l’uso delle mani.


Non stimoliamo più i bambini alla manualità con lavori ed esercizi appropriati. Gli arti nobili si stanno anchilosando. L’unica capacità la tengono ancora i pollici, nel massaggio ultraveloce ai tasti degli iPhone. La tecnologia non è un danno ma andrebbe accompagnata da un attento programma che riporti all’uso delle mani. E perché no delle gambe. Ci si muove poco, anzi pochissimo. E lo dimostra la quantità di bambini in sovrappeso. Usiamo mezzi di locomozione anche là dove in pochi minuti potremmo arrivare a piedi. Abbiamo fretta, urge recuperare lentezza.  La montagna percepisce questa assenza di passi, la mancanza della scarpa che batte il terreno.


Vede agitati frequentatori domenicali manovrare SUV davanti alle porte dei rifugi. Se non fossero bloccati dai divieti, andrebbero fino in vetta. “Perché non lasciano l’auto qualche chilometro prima e raggiungono il rifugio con le loro gambe?” Questo si chiede la montagna. Ma percepisce altresì che la caduta di valori sta per finire. La caotica baraonda dell’andata, che imperversa da cinquant’anni, è al capolinea. Presto ci sarà la festa del ritorno. La montagna riprenderà a sorridere. Si troverà di nuovo circondata di passione e rispetto. Si sentirà ancora utile agli uomini. Non come fonte di ricchezza e sfruttamento cui è stata costretta fino a oggi. Ma per la missione che ha da compiere: essere fonte di sostegno, medicina benefica, garza che lenisce i colpi della vita. Nonché rampa di un traguardo lontano che spinga gli uomini a faticare, per regalargli qualche ora di emozioni. E la pace della vetta".