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Magazine di informazione e opinione dell' Appennino Tosco-Emiliano
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“Lupus in fabula” è un proverbio che tutti conosciamo e che utilizziamo per indicare l’arrivo improvviso della persona a cui si sta alludendo nel momento esatto del nostro discorso.
Un modo di dire comune, che fa riferimento alla massiccia presenza dell’animale nelle celebri fiabe di Esopo: la stessa diffusione che, almeno fino alla fine del primo ventennio del secolo scorso, comprendeva anche una buona porzione del nostro territorio. Sì perché il lupo, largamente presente nei nostri boschi in epoca in cui altrettanto consistenti erano pastori, taglialegna e piccoli produttori, ha incontrato negli ultimi anni un processo di “eliminazione” che lo ha condotto quasi all’estinzione.


Data la sua preponderante e selvaggia natura di cacciatore, esso è stato infatti costantemente scacciato dall’essere umano quale specie pericolosa non solo per sé stesso ma anche per l’integrità del suo bestiame. La guerra “uomo-lupo” portò non poche conseguenze: nel territorio dell’Appennino Tosco-Emiliano, luogo dove in passato la specie in questione vide un diffuso sviluppo, si stimavano nei primi anni 70 poco più di appena un centinaio di esemplari. Nel 1971, il lupo fu dichiarato specie non più cacciabile: come risultato di un simile provvedimento, oggi l’animale ha ripopolato spontaneamente la nostra area appenninica toccando una popolazione il cui numero si aggira intorno agli 800 esemplari.


Avvistarlo è ancora difficile, ma certo non così tanto come qualche anno fa: la difficoltà attuale di reperire cibo, porta infatti non di rado il lupo ad avvicinarsi ai paesini dell’Appennino Tosco-Emiliano più al confine con la boscaglia, dai quali se ne sente spesso l’ululare al calar della sera o se ne hanno sporadici avvistamenti nei centri abitati. Nonostante la ripopolazione, la convivenza lupo-uomo (così come lupo e altre specie) non è così facile. “L’animale dei boschi” è ancora individuato come specie pericolosa e propensa alla caccia di animali distruggendo spesso il bestiame degli allevatori. In generale, tuttavia, il lupo è un animale schivo e non tende ad attaccare l’uomo come preda di cui cibarsi, bensì come nemico da cui difendersi riconfermando comunque da sempre la fama del “cattivo”.

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“Attento che ti prende il lupo!”, ci dicevano da piccoli: ed ecco che l’allerta è nata con noi e assieme al nostro spirito si è sviluppata in un eterno conflitto con il “Canis Lupus”. Canis, sì, come la specie domestica del nostro migliore amico con il cui rapporto viaggiamo totalmente su un’altra frequenza fatta di tolleranza, fiducia ed affetto. Ebbene, un ulteriore problema legato alla gestione/conservazione del lupo oltre all’uccisione/caccia, è la sempre più consistente “ibridazione” con la specie domestica che troneggia nei nostri salotti. Ad esprimerlo, è un recente studio condotto dall’Università Sapienza di Roma in collaborazione con il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, nonché con l'Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale (Ispra) e il Centre Nationale de la Recherche Scientifique (Francia).


Già frutto di un’antica discendenza, il cane domestico e il lupo sono oggi due specie con sempre più contatti incontrollati, con due pericolose conseguenze: la prima, è quella di danneggiare l’identità genetica del lupo. La seconda, consiste nella creazione di nuove specie di canidi dal temperamento difficoltoso, non totalmente selvaggi ma il cui carattere rubesto non li rende spesso di facile gestione se inseriti in ambiente prettamente casalingo. Una conseguenza, questa, che nasce dall’espansione del Lupo dopo il suo inserimento in area protetta, unito alla massiccia presenza di cani randagi, dunque vaganti e inclini ad accoppiamento libero. Al fine di fronteggiare i problemi gestionali della specie Lupus, i componenti del Servizio conservazione della natura e delle risorse agro-zootecniche del Parco nazionale dell'Appennino tosco-emiliano hanno di recente proposto di istituire presso il Parco nazionale un centro permanente di riferimento per la gestione del Lupo.


Denominato “Wolf Apennine Center” (WAC), tale istituzione si prefigura tra i vari obiettivi quello del controllo della diffusione della specie, evitando così frammentazioni incontrollate e situazioni spiacevoli sia per l’animale che per l’uomo.
Speriamo dunque che si riesca presto ad elaborare un buon progetto, forti del personale esperto nel settore grazie al quale, all'interno del WAC, si definirebbero strategie di conservazione del lupo nel territorio di riferimento proteggendo la specie e il rapporto con ciò che la circonda, noi compresi. E chissà che non sia l’inizio di un finale diverso nelle favole che fin ora conosciamo.

 

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