Magazine di informazione e opinione sull' Appenino Tosco-Emiliano

Non solo è titolare del bar “punto di riferimento” di Le Piastre da oltre 20 anni, ma la sua famiglia è profondamente radicata sul territorio e come pochi altri ne conosce le dinamiche, le opportunità e le difficoltà.
Lui è Giacomo Reggiannini, barista storico del Bar Margherita a Le Piastre. Dal suo bancone, a pochi passi dal “Passo del Poggiolo” che segna lo spartiacque tra Mar Tirreno e Mare Adriatico, ha visto trasformarsi negli anni la località di Le Piastre.

Giacomo, come è cambiata la vita quest'angolo di montagna pistoiese?
«Il borgo era ed è assolutamente “vivo”, qui abitano sia persone che lavorano in zona che quelle che ogni giorno fanno i pendolari con Pistoia e Prato. Alla fine le distanze sono relativamente brevi ed è un sacrificio fattibile per poter abitare in mezzo alla natura, a un passo dai boschi. Non parliamo poi delle seconde case, che sono molte e non appena se ne libera una finisce subito venduta. Ci sono però alcuni problemi...».

Quali?
«Molte di queste case non sono messe bene, necessitano di manutenzione anche importante. Il problema sta negli oneri di urbanizzazione che a Le Piastre costano come in centro a Pistoia. Solo che a Le Piastre, una volta ristrutturato, un appartamento vale 100; in centro a Pistoia vale 700. Come possono i costi e la burocrazia essere gli stessi tra centro città e Le Piastre?».

Ci sarebbe la volontà di ristrutturare questi immobili?
«Nella stragrande maggioranza si. Le persone che vorrebbero anche tornare ad abitare nel borgo ci sarebbero ma senza sgravi fiscali da parte del comune è difficile procedere ad una ristrutturazione a prezzo pieno. Da Pistoia speriamo sempre arrivi l'ok per procedere a queste facilitazioni ma per ora niente. Anche dalla Regione non ci sono stati movimenti in tal senso».

Le Piastre poi sarebbero posizionate particolarmente bene a livello geografico...
«Esatto. Pur essendo montagna pura, ci troviamo a soli venti munti dal centro di Pistoia. Oltre Le Piastre inizia la valle del Reno. In molti ritengono che quella zona sia complicata per viverci, specialmente d'inverno, visto il ghiaccio e il sole che si vede solo per poche ore. Ma a Le Piastre no, geograficamente è in una posizione privilegiata, il sole d'inverno c'è eccome».

Viste le tante case “lasciate andare”, si può parlare di occasione persa per Le Piastre? Una “bella incompiuta”?
«Di sicuro si poteva far di più, la nostra frazione poteva essere messa meglio a livello di abitazioni e con più abitanti. Ad esempio, a San Marcello gli oneri di urbanizzazione sono più bassi di un terzo rispetto a noi. Ad Orsigna, altro luogo dove le case necessitano di ristrutturazioni ma sempre dentro il comune di Pistoia, hanno invece lo stesso problema nostro: i costi sono gli stessi del centro di Pistoia. Le istituzioni potevano far di più per salvare questi borghi».

E poi c'è la questione della metanizzazione, che a Le Piastre manca.
«In teoria tra due anni dovrebbero iniziare i lavori. Ecco, quello potrebbe essere una prima svolta per il nostro territorio, soprattutto per gli anziani che vivono nel borgo e sono ancora costretti a scaldare casa tagliando la legna e accendendo il camino. E poi attirerebbe anche persone giovani che potrebbero stabilirsi qui».

Come sta cambiando la vita col Covid-19?
«La prima ondata ci sembrava lontana da noi, i casi erano soprattutto al nord. Con questa seconda ondata ci siamo dentro anche qui: abbiamo casi anche a Le Piastre, amici e colleghi in isolamento o positivi. C'è apprensione e paura, saranno mesi molto difficili. Lo dico sia da barista che come semplice abitante di questo posto».
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Pensa che la montagna sia pronta a cogliere nuove opportunità che si verranno a creare nei prossimi anni? Parlo ad esempio dello smart working da casa, magari proprio da Le Piastre
«Partiamo dalla connessione veloce, che qui a Le Piastre è presente quasi dappertutto, così come in molte altre aree montane qui vicino. Questo è un ottimo punto di partenza. Di sicuro il post-pandemia potrà portare nuovi abitanti alla montagna: le case costano e costeranno meno, si cercheranno posti magari meno affollati e forse non ci sarà così tanta necessita di trovarsi in ufficio cinque o sei giorni su sette. Avendo un bar, sento che molte persone sarebbero interessate a ritornare ad uno stile di vita più semplice anche nei consumi, preferendo produzioni alimentari a chilometro zero o comunque del territorio invece della grande distribuzione. Qui in montagna abbiamo decine di eccellenze così che però lottano con la crisi e con la burocrazia. Spero che le istituzioni possano cogliere questo “ritorno al territorio” incentivandolo con sgravi fiscali o altri aiuti economici. Temo però che su questo tipo di provvedimenti le istituzioni arrivino sempre un po' in ritardo. Ho paura che ci vorrà del tempo.

Un'ultima domanda: come vede questo 2021 da Le Piastre?
«2021? Impossibile dirlo. Si vive letteralmente alla giornata. Manca un mese e mezzo al nuovo anno, ma è impossibile fare la minima previsione. É un'incertezza angosciante a cui però dobbiamo abituarci».