Magazine di informazione e opinione sull' Appenino Tosco-Emiliano
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Lo smartwork apre le porte della casa fuori dal caos

Lo smartworking è una dei pochissimi aspetti buoni che la pandemia ha portato nel mondo occidentale. Non stiamo parlando necessariamente di uno smartworking “totale”, vale a dire senza più mettere piede in un ufficio. Parliamo di quelle formule miste, a parere nostre le più efficaci, che prevedono ingressi in un ufficio ridotti al minimo, una o due volte a settimana al massimo. Una dinamica sfruttabile per tutte quelle persone che lavorano nel settore dei servizi, che utilizzano un computer e una connessione internet per gestire il proprio business, sia come imprenditori che come dipendenti.


Ecco, l'avvento massiccio dello smartworking non sparirà quando la pandemia sarà definitivamente sconfitta. Perché, è stato visto, i vantaggi sono tangibili per tutti, lavoratori e datori di lavoro: si aumenta l'autonomia e la libertà del lavoratore, si risparmiano denaro per lavori, trasporti o forniture (elettricità, riscaldamento, ecc.) e c'è molto più tempo a disposizione visto l'azzeramento dei tempi di spostamento, anche in ottica di un giusto equilibrio tra lavoro e vita privata.
Con lo smartworking, insomma, verrà meno la necessità di abitare vicino o vicinissimo al posto di lavoro. Perché il posto di lavoro, per molti, diventerà casa propria. Con solo due condizioni necessari: un computer, anche portatile, ed una connessione ad internet sufficientemente potente.


Quello che noi vi invitiamo a fare, però, sono due conti: quanto spendete adesso di affitto o per l'acquisto di una casa in città?


Le case fuori dai centri abitati stanno piano piano tornando all'attenzione del mercato. Il motivo è semplice: perché rimanere imbottigliati nel traffico, spendere tanti soldi per un affitto in una zona urbana deprimente quando con gli stessi quattrini si potrebbe abitare in una casa molto più bella immersa nella natura? In Italia certe dinamiche vengono fuori lentamente. In Inghilterra, come a Londra (o in altre grandi metropoli dove i ritmi sono forsennati) certe dinamiche arrivano subito: ed è così che il costosissimo centro della “City” ha già visto partire il deflusso verso zone meno costose, più periferiche. Interi quartieri che da semi-abbandonati torneranno vivi e richiesti. La stessa cosa accadrà da noi, anzi, in molti casi è già iniziata: le zone di campagna, di collina e di montagna tornano alla ribalta sul piano immobiliare, vista la non necessità di stare vicini ai luoghi di lavoro in città.


Sappiamo bene che non tutti i lettori lavorano in smartworking e che le aree rurali non facciano per tutti. Quello che noi vi invitiamo a fare, però, sono due conti: quanto spendete adesso di affitto o per l'acquisto di una casa in città? Quanto spendereste in una zona collinare o montana a 20-30 km dal vostro attuale appartamento? Quanto risparmiereste? Quanto ne guadagnereste in qualità della vita, aria buona e assenza di traffico? Pensateci un momento.