Magazine di informazione e opinione sull' Appenino Tosco-Emiliano
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Siamo i primi, ad essere contenti che la Toscana e l'Emilia Romagna, le due regioni a cavallo della Metropoli Rurali Alto Reno, siano diventate zona gialla. Certamente: andare liberamente in comuni diversi, addirittura regioni diverse significa per ognuno di noi un grande senso di sollievo, senza contare la possibilità per migliaia di ristoratori e baristi di tornare a lavorare a ritmi di lavoro quasi normali. Però, tutto questo implica che si debba mettere in gioco una grande responsabilità personale.

Si, perché a pensarci bene, questa riapertura generalizzata rischia di rivelarsi un azzardo, quanto meno nei tempi. Il Governo stesso, in fase di annuncio della riapertura, ha parlato di «rischi calcolati» ma tuttavia non ha spiegato in cosa consistessero questi calcoli, o perlomeno ha agito di sottintesi, perché è certo che c'è una necessità economica alla base di queste scelte, e forse bastava dirlo in maniera più chiara. Due esempi per capire cosa potrebbe succedere, però, ce li abbiamo: il primo risale all'anno scorso, quando durante il periodo estivo eravamo tutti convinti che il Covid-19 fosse ormai alle spalle.

"si presenta una forte necessità di restaurare un patto sociale, e un invito alla responsabilità personale per cercare di gestire al meglio un futuro che presenta innegabilmente ancora tantissime problematiche legate al Covid-19..."


Questo ci ha portato ad un'estate di discrete libertà e di abbandono progressive di quelle cautele che garantiscono il controllo del contagio. Purtroppo abbiamo visto in autunno che l'emergenza era lungi da essere finita. In tempi più recenti, l'esempio che spaventa è quello della Sardegna: prima e unica regione in zona bianca, con restrizioni cioè praticamente annullate e al momento unica regione in zona rossa, dopo l'impennata di casi seguita i primi giorni di libertà. Vogliamo portare anche un altro esempio, forse quello che ci fa più riflettere: le scene viste in questo fine settimana, specialmente nelle grandi città vicine alle zone di nostro interesse, come Firenze o Bologna: centinaia di persone di ogni età assembrati nelle piazze, molti senza mascherina, a bere e fumare a pochi centimetri l'uno dall'altro. Domenica in cui, peraltro, le sopracitate aree erano in zona arancione e non gialla.

Adesso sta a noi intervenire, ma permetteteci il diritto di provare a sottolineare che di fronte a scene del genere dopo quasi un anno chiusi in casa, si presenta una forte necessità di restaurare un patto sociale, e un invito alla responsabilità personale per cercare di gestire al meglio un futuro che presenta innegabilmente ancora tantissime problematiche legate al Covid-19, trovando il giusto compromesso. Perché soprattutto in questo momento dobbiamo appellarci al buon senso generalizzato, ne abbiamo bisogno come dell'aria che respiriamo, molti di coloro che ci leggono lo sanno già.

Attendiamo e guardiamo la curva dei contagi, sperando che passi il messaggio che se vinciamo, lo facciamo tutti insieme, come tutti insieme potremmo perdere.