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Magazine di informazione e opinione dell' Appennino Tosco-Emiliano
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Grazie al roseo connubio tra Madre Natura e le tradizioni popolari che arricchiscono il nostro sapere, ecco che anche il territorio diventa un paradiso di risorse che comprendono non solo corsi d’acqua o materie prime, ma anche le così chiamate erbe officinali. Utilizzate fin dai tempi antichi, esse contengono sostanze le quali (debitamente trattate da esperti) trovano ampio uso a fini terapeutici diffondendosi sotto forma di infusi, decotti, tisane, profumi e aromi cullando ora questo ora quest’altro malanno. Non solo: le erbe officinali ci riportano al tempo “delle nonne”, quando passeggiando tra prati e foreste veniva con cura raccolta ogni erbetta dalla quale il corpo umano poteva trovar giovamento.

 

Il nostro comprensorio, in questo senso, non è certo da meno: anche in altitudine, infatti, crescono spontanee piante erbacee a volte meno conosciute ma comunque molto importanti. Il Sambuco, ad esempio, è un piccolo e prezioso fiore che nasce su un arbusto di circa 5 metri e che trova ampio impiego nel combattere molteplici disturbi. In abbondante diffusione nelle zone montane (specie nei boschi), del sambuco “non si butta via nulla”. I suoi fiori favoriscono la sudorazione, dunque l’abbassamento della temperatura in caso di febbre: sono inoltre emollienti ed espettoranti dunque prediletti in caso di quella brutta tosse che ci coglie nei mesi invernali. Le foglie sono depurative, mentre i frutti sono ottimi lassativi nonché eccellenti per alleviare dolori cronici quali ad esempio le nevralgie.

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La corteccia interna, infine, detiene comprovate proprietà diuretiche rivelandosi una scelta ottimale per curare la cistite. Diffuso anche nei nostri monti, il Sambuco ci dona tutto sé stesso: oltre a curare disturbi, infatti, esso è inoltre utilizzato dai tempi antichi per preparare gustose leccornie, come sciroppi o marmellate. Un consiglio spassionato? Occhio alle quantità: ricordiamoci sempre delle sue rinomate proprietà purganti! Sì, lo state pensando: anche il liquore con cui a volte correggiamo il caffè deriva dal Sambuco. Anche se, in realtà, in questo caso la sua è una collaborazione con anice, finocchio, menta e liquirizia. 100% orgoglio “sambuco”, invece, è il così chiamato “spumante dei poveri”, nato dalla semplice unione del frutto in questione con zucchero, acqua e limone.



Ingredienti a basso costo, dunque perfetti per ogni tasca, a garanzia di un gusto fresco, a ridotto tasso alcolico e mooolto frizzante, tanto che è consigliabile aprirne le bottiglie all’aperto onde evitare danni nati dalle consistenti fuoriuscite una volta stappato! Buono, versatile, facile da trovare: nel raccogliere il Sambuco, ricordiamoci tuttavia di fare moltissima attenzione. Come per molte erbe naturali, esistono specie dello stesso fiore che sono in realtà altamente velenose: non prepariamo mai decotti fai da te, a meno di non essere estremante sicuri di ciò che si raccoglie. I fiori “buoni” sono quelli del Sambucus Nigra, da non confondere con il tossico Ebulus: ci sono molti articoli in rete su come riconoscerne la differenza, ma la distinzione di erbe e simili, al contrario di come a volte appare, non è affatto semplice. IMPORTANTE: Il nostro invito è di dare la massima priorità alla sicurezza e rivolgersi a farmacie e/o erboristerie per verificare che il prodotto raccolto sia commestibile prima di qualsiasi consumo umano, per poi gustarselo in tranquillità!

 

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