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Buona visione



Intervista ad Andrea Formento, presidente di Federfuni Italia, ascoltato da Metropoli Rurali Alto Reno alla vigilia dell'inizio della stagione turistica invernale 2021/2022.

Formento, la stagione turistica ad Abetone Cutigliano è alle porte e ormai si aspetta solamente la neve. Manca paradossalmente forza lavoro. É così?
«Sì sembrerebbe un assurdo in un momento come questo, ma è un momento di estrema difficoltà. Da un punto di vista economico c'è la carenza di offerta rispetto a una domanda, quella turistica che è abbastanza numericamente forte. L'assunzione stagionale nel settore turismo potrebbe essere una risposta temporanea per coloro che in questo momento hanno difficoltà, che magari sono stati assunti o dipendenti di aziende che hanno chiuso. Per cui potrebbe essere un modo per poter avere un aiuto e dall'altra parte naturalmente aiuterebbe le nostre imprese perché avremmo completato tutto il nostro organigramma che oggi è ancora carente di diverse persone, sia di qualità che persone anche per i lavori più semplice, senza bisogno di titolarità particolari, se non quella che è la caratteristica regina del lavoro: la voglia. Pertanto siamo disponibili, i nostri stipendi sono stipendi diciamo buoni perché si va a 1300 ai 1600 euro al mese con tutto quello che riguarda tredicesima quattordicesima, trattamento di fine rapporto che viene erogato a fine del contratto per cui è praticamente una mesata in più. Il nostro è un invito a chi avesse necessità di trovare una risposta da un punto di vista lavorativo di rivolgersi alle strutture dell'Appennino, sia quello toscano che quello emiliano perché potrebbero avere delle risposte positive per le loro aspettative».

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Secondo lei la Montagna Pistoiese, Abetone, Cutigliano ma anche andando un po' più verso valle come San Marcello: parliamo di territori pronti ad accogliere forza lavoro anche fuori dalla mera stagione turistica o forse a questi livelli ancora non siamo arrivati?
«Noi crediamo che nel futuro ci possa essere anche da questo punto di vista una risposta positiva alle istanze che provengono appunto dai cittadini che continuano ad abitare la montagna. Anzi, vorremmo vedere che attraverso l'offerta di lavoro la popolazione possa ritornare ad aumentare. Nel corso degli ultimi decenni la popolazione in montagna è diminuita ma è diminuita soprattutto proprio per le necessità di ricercare lavoro lavoro fisso lavoro a tempo indeterminato. Noi crediamo che con una serie di progetti che possano essere portati avanti con i fondi del Pnrr, la montagna possa ritornare a essere attraente anche come capacità di assorbimento di forza lavoro. Questo sarebbe molto importante perché, ripeto, vorrebbe dire far ritornare le persone a vivere in montagna a presidiare la montagna a rendere vita anche a quei paesi che oggi soffrono e dove ci sono attività commerciali necessarie per coloro che vi vivono. Luoghi che tramite il ritorno delle persone in questi paesi invece potrebbero trovare anch'esse delle risposte positive».

Occorre comunque sempre non dimenticare la questione dei servizi. Ci sono tante zone della montagna che non sono servite e questo lo abbiamo visto ad esempio col caso del dottore che per giorni è mancato. Anche questo può essere un aspetto che spaventa le persone eventualmente interessate a venire qui in montagna?
«Qui si tratta di fare delle scelte le scelte le deve fare principalmente il governo ma anche la Regione. Credere o non credere nelle possibilità che ha la montagna di poter continuare a offrire lavoro e a offrire opportunità di vivere anche in una maniera un pochino diversa, forse migliore, rispetto a vivere in città e da questo punto di vista diventa essenziale fornire i servizi che sono necessari alle persone che sono ai minimi servizi la sanità è uno di questi. Non si può pensare di progettare il ritorno in montagna delle persone senza poterle dare l'assistenza sanitaria necessaria per cui il Dottore, ma non solo il dottore: la battaglia sull'ospedale San Marcello è una battaglia che deve essere primaria per tutto il territorio che deve essere condivisa anche dalla Regione: il servizio è un investimento e territori come quelli montani che è necessario per far sì che le persone possano scegliere di rimanere in montagna. Naturalmente è un costo ma non possiamo però sempre continuare a ragionare in termini numerici. Non è il numero della popolazione che deve decidere i servizi che vengono messi a disposizione ma deve essere un aggiornamento complesso che deve riguardare anche la situazione ambientale, la situazione delle distanze dagli ospedali, la situazione che invita o fa sì che le persone decidano di mantenere la propria attività o il proprio la propria residenza in posti dove ci sono servizi efficienti. Come abbiamo visto, i numeri ci sono per dimostrare questo. L'Alto Adige è una montagna per esempio è una regione dove la montagna non viene abbandonata ma, perché? Perché lì continuano ad esserci i servizi necessari per far sì che le persone continuino a vivere lì per cui sanità in primis ma anche viabilità naturalmente, che è il secondo aspetto importante. E poi tutta una serie anche di servizi culturali e di servizi sportivi sociali che consentano alle persone di poter scegliere liberamente di continuare a vivere in montagna».

 

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