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Magazine di informazione e opinione dell' Appennino Tosco-Emiliano
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Nonostante i numeri della pandemia siano migliori rispetto all'anno scorso (grazie soprattutto alla diffusione dei vaccini) molti aspetti delle nostre vite sono e rimarranno diversi rispetto agli anni precedenti al 2020. Lo smart working è uno di questi aspetti: piaccia o no, è entrato prepotentemente nelle nostre vite lavorative. Ecco alcuni dati, riportati dal Corriere della Sera e diffusi dalla società di consulenza Willis Towers Watson, multinazionale britannico-statunitense che si occupa di gestione del rischio, brokeraggio assicurativo e consulenza aziendale fondata nel 1828.



Gli analisti hanno studiato un campione di oltre 150mila lavoratori italiani: fino a due anni fa, nel nostro paese, la percentuale dei lavoratori che lavorava in presenza arrivava all’82% dei dipendenti totali, il 12% in modalità ibrida (o mista) mentre solo il 6% lavorava da remoto. Una percentuale decisamente residuale che poco significava in termini assoluti. La Pandemia ha cambiato prepotentemente questi valori: nel 2021 il 6% di due anni prima è diventato il 38%, mentre l'82% dei lavoratori in presenza ora sono il 32%. Quelli con regime misto sono il 31%. Un'autentica rivoluzione avvenuta nel giro di un paio d'anni.


E nei prossimi anni? La società Willis Towers Watson si è prounciata anche su questo: la modalità ibrida, ovvero sia da remoto sia in presenza, tra due anni resterà comunque la più diffusa sul territorio nazionale. Secondo un calcolo spannometrico, solo due dipendenti su cinque lavoreranno in azienda. In parte è già così, ma nel prossimo futuro verrà meno la prioritaria necessità di avere il proprio domicilio vicino all'azienda, vista la possibilità sempre più diffusa di lavorare integralmente o per buona parte della settimana dalla propria casa. E per quale motivo, dunque, sarà necessario continuare a cercare casa nei centri abitati, intasati di traffico e smog dove quasi sempre la qualità della vita è peggiore delle aree rurali che la circondano?


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Chi amministra i territori della aree rurali (di cui noi parliamo su questo sito) devono essere consapevoli di queste dinamiche: con la de-strutturazione (finalmente!) del paradigma casa-lavoro-città, chi sceglierà di risiede nelle aree rurali dovrà poter contare su una connessione internet veloce che, a questo punto, diventa di assoluta priorità per chi ha interesse di vedere il proprio territorio abitato. Ancor prima di incentivi e servizi, occorre semplicemente internet veloce. Chiaro è che oltre alla connessione occorrerà non limitare ulteriormente i servizi sul territorio (poste, banche, supermercati) e non trascurare le via di comunicazioni. Tutte cose chiare e, forse, pure banali, ma che è importante ribadire e sottolineare alla luce di questi incontrovertibili dati dello smartworking.


Paesi come Porretta Terme, Gaggio Montano, Silla, Lizzano in Belvedere potrebbe essere luoghi perfetti per poter raggiungere Bologna nel giro di un'ora e mezza di auto al massimo,  ma anche San Marcello Pistoiese, Sambuca Pistoiese, Piteglio, Campo Tizzoro e molti altri potrebbero trasformarsi in luoghi ideali dove poter acquistare una casa a prezzi estremamente più bassi rispetto alla città, il tutto 35 minuti al massimo da Pistoia. Una rivoluzione dietro l'angolo di cui noi tutti dobbiamo essere consapevoli.

 

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