Magazine di informazione e opinione sull' Appenino Tosco-Emiliano
Image

Ci piace concentrarci sulle vicende di casa nostra, quelle della Metropoli Rurale e dei territori collinari e montani che vi sono compresi. Ma questa pandemia, lo abbiamo imparato, non conosce confini e per capire certe dinamiche locali occorre guardare oltre i nostri consueti confini. Molto oltre. Per iniziare ad uscire da questo disastro occorrono vaccini, gli stessi vaccini annunciati dalle grandi case farmaceutiche e poi arrivati a singhiozzo, quanto meno in Italia. Non solo: quelli arrivati vengono somministrati in ordine sparso da regione a regione, in una sorta di “federalismo generale” che in questa occasione appare fuori luogo più del solito. Una questione, del potere alle regioni -soprattutto in ambito sanitario- che meriterebbe quanto prima una bella discussione. Non era forse meglio procedere con unità nazionale?


Nei giorni scorsi abbiamo assistito a situazioni paradossali, come la "zona arancione scuro" della provincia di Bologna con più restrizioni di quelle in "zona rossa" della Toscana. Non solo: la regia regionale della sanità ha anche portato ai soliti rallentamenti burocratici, così che molti dei pochi vaccini arrivati nelle varie regioni stiano “aspettando” che la burocrazia decida a chi andranno per primi. Qui non è questione di pensiero politico, è questione di organizzazione: quella italiana, per ora, sta rivelando alcune criticità di varia natura. Ed in questo panorama globale vediamo che ci sono altri stati che sembra stanno facendo meglio di noi, come altri che hanno i soliti nostri problemi, se non peggio.


Gli Stati Uniti, dopo aver avuto numeri del contagio da capogiro, hanno già vaccinato settanta milioni di persone (in Italia si arriva si e no al milione e mezzo) ed entro maggio potrebbero essere centocinquanta. Significa aver risolto la pandemia? Certo che no, per quella serviranno anni, ma di sicuro significa trovarsi sul binario giusto. Alcune stime rivelano che l'Inghilterra della Brexit sarebbe vicina all'immunità di gregge, nonostante una popolazione di 55 milioni di abitanti vicina a quella dell'Italia (quindi non proprio uno stato poco popoloso...). Sono stime però da prendere con le molle: la dinamica pandemica è una variabile molto complessa e non sempre i contagi prendono la direzione prevista, nel bene o nel male. Di sicuro, però, in Inghilterra hanno al momento qualche speranza in più di "levarci le gambe" prima degli Europei.


Già, gli Europei. I guai italiani coi vaccini sono gli stessi di Francia e Germania, visto inizialmente la vaccinazione negli stati membri dell'Unione Europa doveva passare dalla gestione di Bruxelles. Doveva. Già, perché alcuni stati membri hanno scelto di sganciarsi dall'organizzazione dell'Unione e fare da soli: sono Danimarca, Austria e Ungheria. I primi due, insieme ad Israele asseriscono che produrranno vaccini di seconda generazione, in grado di rispondere alle varianti. Ognuno, insomma, sembra poter fare come meglio crede, con buona pace dell'Unione.


Perché abbiamo fatto questo lungo excursus? Perché le sorti del circolino di Sambuca Pistoiese, chiuso da mesi secondo normativa del Governo, passano anche dai vaccini. Perché il destino del turismo, anche interno, dipende anche dai vaccini. Perché la sopravvivenza di migliaia di persone toscane ed emiliano-romagnole dipendono anche dai vaccini. E potremo andare avanti per pagine e pagine ma la sostanza è una: occorre muoversi con le vaccinazioni.


Ci troviamo di fronte ad una crisi econimica lunghissima e spaventosa: ogni giorno che passiamo in questo continuo semi-lockdown sarà una settimana in più di crisi economica futura per tutto il paese. Ed invece, con il ritmo attuale delle vaccinazioni in Italia, si arriverà all'immunità di gregge non prima di due anni. Le Metropoli Rurali, così come il resto del nostro paese, non possono permettersi di aspettare così tanto. In gioco c'è non solo la tenuta ma la sopravvivenza di un paese intero.